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Colore. Una biografia by Philip Ball

By Philip Ball

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Molti ne furono sconcertati, o si sentirono oltraggiati da questo nuovo linguaggio visuale. Il pittore francese Jean-Georges Vibert, conservatore, rimproverò agli impressionisti di dipingere «solo con colori violenti». Era peraltro una critica che riecheggiava da secoli, ripetuta ogni volta che la chimica (o il commercio estero, che pure contribuiva ad ampliare la gamma di materiali a disposizione di una cultura) forniva ai pittori colori nuovi o migliori. Quando Tiziano, «principe dei coloristi» secondo Henry James, approfittò della possibilità di operare la prima scelta sui pigmenti sbarcati nei fiorenti porti di Venezia per coprire le sue tele di sontuosi rossi, blu, rosa e violetti, Michelangelo osservò in modo sprezzante che era un peccato non insegnare ai veneziani a disegnare meglio.

Analogamente, Leon Battista Alberti discute le giustapposizioni di colore, come se mettesse in ordine una serie di cubi colorati... o, in questo caso, le vesti di una serie di ninfe: «Il color rosso, se sarà posto in mezzo tra l’azzurro, e ’l verde, suscita un certo honor cambievole a questo, et a quello. Il color bianco, non solo posto tra il beretino [grigio], e il giallo, ma quasi a tutti i colori da lunghezza. Ma i colori oscuri tra i chiari stanno con una certa notabile dignità. 20 In questo consiglio vi è una traccia delle idee sull’armonia cromatica che si sarebbero ripresentate in tutta la teoria artistica dal Rinascimento al XX secolo.

Al centro di un’interpretazione dell’uso storico del colore nell’arte vi sono spesso considerazioni linguistiche. Plinio afferma che nella Grecia classica si usavano solo quattro colori: bianco, nero, rosso e giallo; questa tavolozza nobile e limitata è secondo lui la scelta più adatta per tutti i pittori seri. Dopotutto, non fu Apelle, il più famoso pittore greco dell’età aurea, a decidere di limitare la propria scelta entro questa gamma tanto austera? Non possiamo controllare l’esattezza di questa affermazione perché tutte le opere di Apelle sono andate perdute, insieme a quasi tutti i dipinti prodotti da quella cultura; sappiamo tuttavia che i Greci possedevano una gamma di pigmenti molto più ampia.

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