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Angeli. Ebraismo, cristianesimo, islam by E. Coccia, G. Agamben

By E. Coccia, G. Agamben

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1, 13-14). Infine, sono degni di menzione gli accenni a un culto angelico che emergono da certi punti di questa letteratura, e che risultano fra l’altro proprio dal Sefer ha-razim. Si tratta di un culto che la letteratura tardoantica, specie quella di area cristiana, afferma essere esistito nel mondo ebraico contemporaneo, anche se forse limitato solo ad alcune sette di quest’ultimo. Il Talmud comunque non solo non riconosce, ma nega risolutamente, più volte, la possibilità di tale culto, ritenuto senz’altro idolatrico.

Non molto diversamente, Yehudah ha-Lewi (1085-1141), nel suo Libro del cazaro, che pure è una delle più note apologie dell’ebraismo medievale, tratta il tema degli angeli solo en passant, dedicandovi alcune osservazioni nel terzo capitolo del quarto libro dell’opera. Egli afferma lì che gli angeli sarebbero intelletti puri, in atto, posti vicino a Dio, che non si interesserebbero degli accidenti delle cose; essi sarebbero secondo lui dotati di materia, ma non della materia spirituale di Ibn Gabirol, bensì di una materia sottile, eterea, invisibile all’uomo.

In effetti, secondo la tradizione ebraica Israele sarebbe oggetto di una specifica protezione da parte degli angeli, che aumenterebbe o diminuirebbe a seconda del comportamento più o meno buono di questo popolo. Comunque, anche se alcuni angeli dovrebbero non lasciare mai la Palestina, essi nel loro complesso sono distribuiti fra le diverse nazioni del mondo e fra i loro sovrani (nei testi si parla dell’Egitto, della Persia, ma anche di Babilonia, Media, Grecia, Siria e Roma – le nazioni menzionate nel libro biblico di Daniele – e persino del mare e del vento come realtà aventi un proprio angelo custode); di ognuna di esse fungerebbero da guardiani e difenderebbero la causa davanti a Dio, oppure fungerebbero da punitori in nome di Dio stesso; fondamentalmente, essi si assumerebbero anche le responsabilità degli atti, positivi o negativi, compiuti dalle nazioni stesse, subendo le pene eventualmente inflitte da Dio a queste ultime, o cercando di evitarle con la loro opera di mediazione.

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